Descrizione
Località Felino, Felino, Parma, Emilia-Romagna
Data 14 marzo 1945
Matrice strage Fascista
Numero vittime 1
Numero vittime uomini 1
Numero vittime uomini adulti 1
Descrizione: Il partigiano Eugenio Banzola fu ferito alle gambe in uno scontro a fuoco che il suo reparto sostenne con militari fascisti nei pressi di Casatico di Langhirano il 13 marzo 1945. Gli venne in soccorso Enzo Ubaldi che si caricò il compagno sulle spalle per salvarlo dalla cattura, ma fu colpito mortalmente. Il ferito fu portato a Felino, dove i fascisti lo torturarono per ottenere informazioni, prima di fucilarlo.
Modalità di uccisione: fucilazione
Tipo di massacro: punitivo
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Scheda compilata da TOMMASO FERRARI
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Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-10-11 21:52:41
Vittime
Elenco vittime
Eugenio Banzola “Ricci”, partigiano della Brigata “Pablo”, nato a San Pancrazio parmense il 6/5/1924
Elenco vittime partigiani 1
Eugenio Banzola
Responsabili o presunti responsabili
Memorie
Memorie legate a questa strage
commemorazione a
Tipo di memoria: commemorazione
Descrizione: Commemorazione annuale dello scontro di Casatico e dell’uccisione di Banzola.
cippo a Felino, via Venturini
Tipo di memoria: cippo
Ubicazione: Felino, via Venturini
Descrizione: Cippo in marmo e pietra posto a Felino in via Venturini dall’ANPI locale.
onorificenza alla persona a
Tipo di memoria: onorificenza alla persona
Descrizione: Eugenio Banzola fu insignito della medaglia d’oro al valore militare, con questa motivazione: \"Partigiano combattente, dopo aver per lungo tempo collaborato con il movimento di resistenza della provincia di Parma, si arruolava nella Brigata \"Pablo\". Nel corso di un violento scontro sostenuto da pochi partigiani contro forze nemiche consistenti in centinaia di uomini, dopo essersi lanciato coraggiosamente per ben due volte al contrassalto, veniva gravemente ferito alle gambe da una raffica di arma automatica. Immobilizzato, continuava a combattere finché, esaurite le munizioni e scagliate sull\'avversario le sue ultime bombe a mano, veniva sopraffatto e catturato, e veniva interrogato per un\'intera notte, nel corso della quale allo strazio delle ferite, l\'avversario inferocito, per strappargli nomi di compagni e notizie sulle formazioni partigiane, aggiungeva il martirio di altre orrende sevizie. Irrigidito in uno stoico ostinato silenzio, affrontava serenamente la tortura e la morte pur di non tradire. L\'immagine del suo corpo denudato, legato, brutalmente evirato e stroncato dall\'ultima rabbiosa raffica, rimase ad indicare vergogna per gli aguzzini traditori ed un riferimento di luce sulla via per l\'affermazione dei supremi valori della libertà\".