Corte di Assise Straordinaria di Bologna, sentenza 27 del 1945-07-04
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Sezione 1 - Organo giudicante
Autorità giudiziaria: Corte di Assise Straordinaria di Bologna
Presidente: Filippo Leonetti
Giudici popolari: Annibale Ardigò, Ettore Galanti, Enzo Caponetti, Vincenzo Gruppuro
N. fascicolo: Reg gen 194/1945
Sentenza: 27
Data: 1945-07-04
Composizione del collegio
Presidente: Filippo Leonetti
Giudici popolari: Annibale Ardigò, Ettore Galanti, Enzo Caponetti, Vincenzo Gruppuro
Procura
N. fascicolo: Reg gen 194/1945
Sentenza: 27
Data: 1945-07-04
Sezione 2 - Fatti contestati
- Tipologia: Altro,Furto,Imputazione di ruolo,Omicidio,Persecuzione politica,Rastrellamento,Repressione antipartigiana,Saccheggio,Tortura (Uccisione di disertore,Uccisione di renitente alla leva,Partecipazione a plotone d’esecuzione ) (Uccisione di Partigiani, Tortura, Maltrattamenti, Estorsione, Furto, Violenze)
Data inizio: 08 / 9 / 1943
Data inizio: 21 / 4 / 1945
Luogo: Bologna e Provincia
Descrizione: Imputati del reato di collaborazionismo: Tartarotti – “del reato di collaborazione […] per avere nella provincia di Bologna e Arezzo posteriormente all’8 settembre 1943 appartenuto al pfr e fatto parte prima della Polizia Federale e poi della Polizia Ausiliaria repubblicana nella quale raggiunse il grado di capitano e per avere in tale sua qualità: 1) Concorso unitamente ad altri: a) nell’uccisione di sette persone tra le quali il dr. D’Agostino di Imola, tali Cesarini, Bertolini e Budini di Bologna e ciò nel pomeriggio del 28/01/1944; b) nell’uccisione di sei persone tra le quali una donna nei pressi della Certosa, in epoca imprecisata dell’anno 1944; c) nell’uccisione in seguito a maltrattamenti e sevizia del droghiere Ruggi Remo che era stato da lui arrestato perché trovato in possesso di monete di argento e ciò il 31 luglio 1944; d) nell’uccisione in Piazza Nettuno di Bologna di un patriota non identificato e ciò nel luglio 1944; e) Nell’uccisione dei patrioti Muzzi Amato, Muzzi Decimo, Galletti Guerrino, Cervellati Luciano e Bortolani Giovanni avvenuta in Bologna, Piazza Nettuno il 14/07/1944; f) Nell’uccisione degli agenti della PA Giori Romeo, Pasquali Paride, nonché del patriota Golinelli Vincenzo avvenuta in Bologna Piazza Nettuno nella notte dal 20 al 21 luglio 1944; g) nell’uccisione per impiccagione del patriota Polischi Stenio avvenuta in Bologna nell’agosto 1944, in via G. Venezian e dopo che il Polischi era stato per suo ordine ed in sua presenza sottoposto a maltrattamenti e sevizie tra le quali la punzecchiatura degli occhi; h) nell’uccisione del fornaio Aldo Ognibene, trovato assassinato in Bologna via Piave il 5/08/1944; i) Nell’uccisione eseguita dal suo dipendente brigadiere Rigon per suo ordine, di un patriota non identificato e che era stato arbitrariamente arrestato e ciò nel settembre 1944; l) nell’uccisione dei patrioti appartenenti al Partito d’Azione, dr. Masia ed altri avvenuto in Bologna nel settembre 1944; m) nell’uccisione di tre patrioti tra i quali il S.Tenente della RCF Paolini Giovan Maria avvenuta in S. Giovanni Valdarno il 19/04/1944; n) Nell’uccisione per rappresaglia di: Zanasi Cesare, Garagnani Arturo, Garagnani Celestino, Ghinolfi Alfonso, Musi Giocondo, Nanni Luciano, Bentivogli Renato, Atti Floriano, Pietroboni Agostino, BUssolari Gaetano, Bracci Luciano, Sordi Renato avvenuta in Bologna il 30/08/1944. O) nell’uccisione di Fava Lorenzo avvenuta in Medicina il 23/09/1944; p) nell’uccisione di un patriota non identificato avvenuta in Bologna in via S.Stefano la mattina di un giorno della fine di giugno 1944; q) nell’uccisione della partigiana Bandiera Irma avvenuta in Bologna, via Camicie Nere, il 23/08/1944 2) Per avere concorso con altri: a) nel maltrattare e seviziare Carretti Fernando che poi gettò in un pozzo nel quale lo stesso non rimase annegato solo perché non vi era acqua sufficiente, nonché Carretti Riccardo e i suoi famigliari e ciò in Anzola Emilia il 22/8/1944; b) nel maltrattare Sacchetti Vinicio che era stato da lui fatto arbitrariamente arrestare; c) nel maltrattare e percuotere il ten. Pasciuti Gino, il S. Tenente Tani e il S. Ten/Bianchi che erano stati da lui fatti arrestare, arbitrariamente unitamente al Ten. Col. Cocola per non essersi presentati al Comando Militare Regionale della sedicente Repubblica Sociale Italiana, e per essersi rifiutati di aderire alla Repubblica stessa e ciò nel gennaio 1944, nella cui epoca per le stesse ragioni fu anche arbitrariamente tratto in arresto il Ten. Col. F. Cocola; d) nel percuotere e torturare Vecchi Giuseppe che era stato da lui arbitrariamente arrestato il il 18/3/1944; e) nel maltrattare e minacciare Bandieri Mario, che era stato da lui arbitrariamente arrestato e ciò nell’agosto 1944; f) nello schiaffeggiare e percuotere Casula Etimo, sottocapo guardia delle carceri di Bologna che era stato fatto da lui arbitrariamente arrestare il 1/08/1944; g) nel maltrattare e percuotere tal Romolo Botta da lui arbitrariamente fatto arrestare il 12/09/1944; h) nell’arresto arbitrario di Cotti Umberto avvenuto una prima volta nell’aprile 1944 e successivamente il 15/08/1944, sottoponendolo a maltrattamenti mettendolo a disposizione delle SS. Tedesche; i) Nell’arresto arbitrario di Anita ved. Casarini avvenuto il 7/08/1944; l) nell’arresto arbitrario di Selleri Armando, della moglie dello stesso Bevini Adele nonché di tutti gli inquilini dello stabile 11 di via S. Felice, avvenuto in Bologna il 6/09/1944; m) nel maltrattare Sarti Luigi da lui arbitrariamente arrestato nel luglio 1944; n) nel rastrellamento eseguito il 27/7/1944 a Bologna durante il quale furono fermate circa 120 persone fra le quali Giorgio Raimondo ed Ardeni Umberto che vennero inviati in Germania; o) nell’arresto arbitrario della moglie del patriota Melchiorri Sugano avvenuto in Anzola Emilia il 22/08/1944, in seguito a rastrellamento, e nei maltrattamenti che in seguito venivano agli stessi inferti; p) in rastrellamento eseguito in provincia di Arezzo, in Medicina e in Castel Maggiore e ciò in epoche imprecisate del 1944; q) nel rastrellamento eseguito in Bologna nel settembre 1944 durante il quale furono rastrellate alcune centinaia di persone le quali furono inviate in Germania. 3) Per avere concorso unitamente ad altri: a) nella rapina aggravata in pregiudizio della signora Testoni Rina ved. Quadri alla quale asportava 22mila lire in denaro, oggetti d’oro, gioielli, nonché altri oggetti per un valore complessivo di lire 35mila commesso in Bologna il 22/02/1944; b) nella rapina aggravata commessa il 3 e 4 aprile 1944 in danno di Cotti Umberto al quale asportava una cassaforte contenente lire 20mila, un libretto di risparmio, 20 penne stilografiche ed altri oggetti di valore e titoli; c) nella rapina aggravata di un’automobile Citroen in danno di Clavenzani Alfredo commessa in Bologna il 30/08/1944; d) nella rapina aggravata di gioielli, oro, argenteria ed armi artistiche da caccia in danno di Avanti Anita ved. Casarini commesso in Bologna il 7/08/1944; e) nella rapina aggravata di monete d’argento in danno di Ruggi Remi commesso in Bologna il 31/07/1944; nella rapina aggravata di una valigia con tagli di vestito, indumenti e cibarie in danno di Selleri Armando commessa in Bologna il 6/09/1944; g) nella rapina aggravata di una Radio, di una macchina da scrivere, di un binocolo, di una machina fotografica e di 100mila lire in contanti di spettanza del partito ‘Azione di Bologna il 30/09/1944; h) nella rapina aggravata di una cassaforte nonché soprabiti ed altra merce commesse nel negozio della ditta SOSAL in via Rizzoli e ciò in epoca imprecisata del 1944; i) nella rapina aggravata in danno di una ditta non identificata di via Malcontenti dal cui magazzino furono asportati parecchi fusti di olio commestibile; l) nella rapina aggravata di due Radio di 80 litri di benzina ed altro in danno di Mario Bavieri, e ciò il 24/08/1944; m) nella rapina aggravata commessa in Bologna nel settembre scorso in danno di tal Montanari al quale sottrasse tre valige di sigarette e due gomme da auto; n) nell’estorsione aggravata di un camioncino Fiat in danno di Minelli Aldo commesso in Bologna il 4/10/1944; o) nella requisizione arbitraria di mobili e suppellettili in danno di israeliti tra i quali certo De Paz Nello ai quali furono asportati i mobili in pelle di un salotto e quelli di una camera di suo padre; p) nell’appropriazione del servizio di argenteria di Kg. 136 di proprietà del Circolo Ufficiali del Reg. Lancieri VE II; q) nell’arbitraria requisizione di un’auto Balilla in danno di Blondi Giuseppe commessa l’8/8/1944 e di un autocarro Fiat in danno di Accorsi An tonino in data 1/8/1944; r) nell’arbitraria requisizione presso uno spedizioniere di via dello Scalo di una partita di asciugamani e ciò nell’aprile 1944; s) ed infine per avere concorso unitamente ad altri nello scasso, devastazione ed incendio del caffè i via Garibaldi 5 in Bologna di proprietà di Muzzi Francesco e Celso commesso nella notte dal 4 al 5/7/1944. Punibile oltre che per il reato di collaborazione anche ai sensi degli art. 2 DLL 22/4/1945 n. 142 3/5/ DLL 27/7/1944 n. 159, 81, 110; 582 in relaz. All’art. 61 n. 2 628 n.1 628, 423, 605; 603, 574, 576, n. 1m 61 n.2 3 9 cp. Gamberini Alberto: del reato di collaborazione col tedesco invasore […] per avere nella provincia di Bologna e di Arezzo, posteriormente all’8/09/1943 apartenuto al pfr e della pa e per avere in tale sua qualità: 1) Concorso a rastrellamenti avvenuti in provincia di Arezzo; 2) Concorso nell’uccisione della Guardia di Finanza Paolini Giovan Maria e di altri due patrioti avvenuto in S. Giovanni Valdarno il 19/04/1944; 3) Concorso nell’arresto arbitrario di Ruggi Remo e Sarti Luigi e nei maltrattamenti e sevizie cui gli stessi furono sottoposti e nell’uccisione di Ruggi Remi avvenute nel luglio 1944; 4) Concorso nei maltrattamenti inferti al patriota Polischi Stenio, e nell’impiccagione dello stesso avvenuta in Bologna in via G. Venezian nell’agosto 1944; 5) Preso parte all’uccisione di 12 persone avvenuta nell’agosto 1944 al Poligono di tiro a Bologna, nonché all’uccisione dei patrioti componenti il Partito d’Azione tra i quali il dr. Masia avvenuta nel settembre 1944. 6) Per avere preso parte al rastrellamento in Castelmaggiore avvenuto nell’agosto 1944 dove furono fermate circa 50 persone nonché ai rastrellamenti avvenuti in Bologna nel luglio e nel settembre 1944: 7) Per aver preso parte all’arresto arbitrario degli agenti effettivi di PS avvenuto in Bologna il 29/02/1944; 8) Per avere preso parte allo scasso, devastazione ed incendio del caffè di via Garibaldi 5 in Bologna di proprietà, di Muzzi Francesco e Celso avvenuto nella notte dal 4 al 5/7/1944; Punibile oltre che per il reato di collaborazione anche ai sensi degli art. 2 DLL 22/4/1945 n. 142, 3-5 DLL 27/7/1944, n. 159, 81, 110, 582, in relazione all’art. 61 n.4; 628 capv 2 n.1, 629, 605, 603, 565, 566, n1., 61 n.2 e 61 n9 CP 1930. Gamberini Paolo: del reato di collaborazione per aver fatto parte della PS e per avere quale attendente del Tartarotti collaborato con lui nell’opera di aiuto al tedesco invasore. Molmenti Alessandro: di collaborazione per aver appartenuto al PFR e per aver fatto parte della PA e per aver concorso con altri: 1) All’uccisione di un patriota in Piazza Nettuno avvenuta nel luglio 1944; 2) Ai maltrattamenti inferti a Ruggi Remo e Sarti Luigi, nel luglio 1944, e all’uccisione di Ruggi Remo avvenuta in conseguenza; 3) Nello scasso, devastazione ed incendio del caffè in Bologna, via Garibaldi 5 di proprietà di Muzzi Francesco e Celso avvenuto nella notte dal 4 al 5/7/1944 4) Nel rastrellamento avvenuto ad Anzola Emilia il 22/8/1944 5) Nell’uccisione di 12 persone avvenuta nell’agosto 1944 al Poligono di Tiro di Bologna. Punibile oltreché per il reato di collaborazionismo anche ai sensi degli art. 2 DLL 22/4/1945 n. 142 - 3-5 DLL 27/7 1944, n. 159, 81, 110; 582, 61 n.4; 605, 603, 575, 576 n.1 61, n.2, 423 CP. Tartarotti si arruola nella polizia federale dopo l’8 settembre; dopo lo scioglimento del battaglione, su richiesta del questore del tempo, Tebaldi, costituisce insieme ad altri un reparto speciale di polizia la Compagnia Autonoma Speciale (CAS) con sede nella Villa di via Siepelunga. Di questa CAS Tartarotti diventa comandante. “I pochi, per quanto numerosi episodi, che formano il materiale di questo processo, sono tuttavia sufficienti a fare sfogo alla giustizia punitiva, contro alcuni dei componenti della famosa banda, che riuscirono a salvarsi dall’ira popolare.” Probabilmente alcuni componenti della CAS vengono uccisi prima tra aprile e giugno 1945. La difesa del Tartarotti chiede una perizia psichiatrica che però viene negata, perché l’imputato è sempre sembrato nel pieno possesso delle proprie facoltà. Al Tartarotti danno la pena di morte. Altro passaggio interessante: “Tre, nella notte dal 20 al 21 luglio furono dal Tartarotti, d’intesa col prefetto e col questore, passati per le armi, al solito posto di piazza Nettuno, fatto sacro dal martirologio dei patrioti bolognesi di questo nuovo Risorgimento”. Sui capi di imputazione delle lettere h,l,o,p,q del capo di imputazione 1 non è risultata provata la responsabilità di Tartarotti. Per il capo di imputazione 2 non sono provati i fatti alle lettere c) e d). Del capo di imputazione 3 non sono provati invece a.e,g,h,i, m, o, p,r,s. “Non crede la Corte di dovere determinare le pene per i delitti di cui ai nn. 2 e 3, che, se pure gravissimi, rimangono in una categoria inferiore rispetto a quelli del n.1 – giacché la pena di morte inflitta per questi ultimi comprende ed assorbe ogni altra sanzione.” Alessandro Molmenti, era in Croazia e dopo l’8 settembre va in polizia ed entra nella CAS. “Egli non figura fra i fedelissimo, fra coloro cioè che come Rigon Piero, Sergio Mengoli, Ralfo Mari, Giannino Vecchi e Curti, erano sempre disposti e pronti ad eseguire ed anche oltrepassare, gli ordini del comandante e costituivano la squadra di esecuzione delle decisioni capitali.” Molmenti era un comprimario. “La sinistra influenza del Tartarotti mosse questo quasi ragazzo nelle azioni criminose da lui compiute; la fosca luce dello stesso lo illumina lividamente anche in questo processo, ove una pesante atmosfera di maledizione travolge gli imputati in una medesima sorte.” Le accuse specifiche a suo carico sono quelle dei punti 1, 2 e 5. Sul numero 1, relativo alla fucilazione di uno sconosciuto in piazza Nettuno, Molmenti ammette di aver fatto la guardia in via Indipendenza. “Questo suo intervento, diretto a tener sgombro e libero lo spazio dove l’esecuzione avveniva, costituisce, a giudizio della corte popolare, concorso nell’omicidio. Sul n.2, cioè le torture a Remo Ruggi, Molmenti dice che non ha fatto nulla, ma sapendo chi erano i torturatori doveva essere presente e quindi non poteva non aver preso parte alle torture. “Il teste Sarti Luigi, cognato del Ruggi, assistette al primo tempo delle sevizie, che furono inferte anche a lui, e riconosce che il Molmenti non vi partecipò, modificando dubitativamente in tal senso le primitive diverse dichiarazioni. Ma alle sevizie inflitte al Ruggi nel secondo tempo, il Sarti non fu presente e nulla quindi ha potuto dire sulla partecipazione del Molmenti, che, a parere della Corte popolare – fu sicura per le considerazioni sopra fatte e per la facilità con cui il Molmenti menava le mani, come hanno riferito i testi Sacchetti e Botta, che ne provarono la bruciante carezza.” La terza,, il n.5 si riferisce alla partecipazione di Molmenti alla fucilazione di 12 partigiani al poligono di tiro. Lui dice di non avervi nemmeno partecipato. Lo accusa in realtà tal Alberto Gamberini che in istruttoria sostiene di averlo visto insieme a Tartarotti e Mengoli, e oltretutto vantarsi di aver scaricato il mitra sui partigiani. Passaggio interessante: “In dibattimento il Gamberini ha modificato il suo asserto, spiegando che le circostanze suddette egli le raccolse fra le “chiacchiere” che si facevano dagli agenti dopo l’esecuzione, e che non era sicuro della partecipazione del Molmenti. La spiegazione e attenuazione dell’ultim’ora, comprensibile per la presenza dell’incolpato, no valgono a distruggere le prime dichiarazioni, che sono ritenute le più genuine e in base alle quali la responsabilità del Molmenti […] va ritenuto sufficientemente provata.” “Tanto per la collaborazione, che, quando è attuata con atti di violenza estrema, va sotto la sanzione dell’art. 57 Cod. Pen Mil. Di Guerra, questo per gli omicidi aggravati, la pena è quella di morte. Valgono per il Molmenti tutte le considerazioni di diritto già fatte per il Tartarotti.” La attenuanti richieste sono state tutte respinte. Alberto Gamberini Gamberini si arruola volontariamente della Polizia Ausiliaria il 28 febbraio 1944. È l’autista del torpedone. Dopo il ritorno da Arezzo prende parte alla CAS. Viene imputato per i casi 2,3,4 e 5. Per l’uccisione di tre patrioti, dice che il suo ruolo era unicamente guidare il torpedone, ma la corte lo ritiene ugualmente responsabile di concorso in triplice omicidio, oltre che di collaborazionismo. Per l’arresto arbitrario e i maltrattamenti a Remo Ruggi, ammette di avere accompagnato Tartarotti sul luogo e poi di aver fatto la guardia alla porta. Il teste Luigi Sarti afferma che Gamberini avrebbe colpito il Ruggi, al momento dell’arresto con un colpo del calcio del fucile al ventre. Quindi su questo reato Gamberini sicuramente è accusato di arresto arbitrario e lesioni semplici, ma rimane dubbia la sua partecipazione alle torture che portano all’omicidio del Ruggi stesso. Sicuramente deve rispondere anche di lesioni nei confronti di Polischi; al suo arrivo alla villa di Via Siepelunga, infatti, lo malmena con pugni e schiaffi ma non è provata l’uccisione. Per ciò che riguarda le uccisioni dei 12 partigiani al Poligono di Tiro, Gamberini ammette di aver portato Tartarotti ma non ha preso parte alle uccisioni. Ugualmente, l’arte trasportato uno degli esecutori nel luogo del delitto costituisce di per sé concorso in omicidio. Sui delitti minori, nn. 1,6,7,8, Gamberini confessa tutto. La pena è quella di morte (art- 51 Cod Pen. Mil. Di Guerra e 575, 576 n.1 CP). La corte però ammette le circostanze attenuanti generiche, in considerazione del suo concorso, “per effetto delle quali alla pena di morte è sostituita la reclusione per anni 30”. Paolo Gamberini – si arruola volontario nella polizia ausiliaria nel febbraio 1944. E poi entra nella CAS a servizio personale di Tartarotti come attendente. Anche se non partecipa attivamente alle attività criminose della CAS la sua posizione è quella del collaborazionista anche se in forma minore. Gli viene applicato infatti la sanzione prevista dall’art. 58 Cod. Pen Mil di Guerra. Si cerca di comminare quindi il minimo della pena e concedere le attenuanti generico, in “considerazione specialmente della giovanissima età (che è ora di 20 anni). Pena risultante la reclusione per anni otto e mesi quattro.” “Visti gli articoli 472, 483, 488, 479 cod proc. Pen; 51,58 con pen. Mil di guerra; nonché gli articoli citati nel capo di imputazione, l’art. 59 del Cod Pen del 1889 e l’art. 7 dll 27 luglio 1944 n. 159”. Tartarotti colpevole – morte Molmenti colpevole – morte Gamberini Alberto colpevole – 30 anni. Gamberini Paolo colpevole – 8anni 4 mesi. Tartarotti, Molmenti e Paolo Gamberini ricorrono in cassazione. La Corte di Cassazione Sezione Speciale ha rigettato il 6 agosto 1945 il ricorso di Tartarotti; ha invece annullato la sentenza contro Molmenti e Gamberini Paolo. Molmenti è stato rinviato alla Cas di Modena per un nuovo esame, ed ha poi assolto Paolo Gamberini perché il fatto non costituisce reato. Il 2 ottobre 1945 è stata eseguita la fucilazione di Tartarotti. Il 28 giugno 1948 la Corte di Assise di Bologna ha condonato due terzi della pena di Alberto Gamberini, che quindi diventa di 10 anni. Il 1/02/1950 la Corte di Assise di Bologna ha ridotto ulteriormente la pena per Alberto Gamberini che diventa di 7 anni. In virtù del decreto del 23-12-1949 n. 930 e poi dei decreti 22-6-1946 n.4 e 9-2 e 1948 n. 32 art- 3 e 2. Il 30 Aprile 1965, la Corte di Appello di Bologna ha riabilitato Alberto Gamberini.
Sezione 3 - Parti lese
Numero: 195
Elenco: Dr. D'Agostino; Cesarini; Bertolini; Budini: Remo Ruggi; romeo Giori; Paride Pasquali; Vincenzo Golinelli; Stenio Polischi; Aldo Ognibene; Massenzio Masia; Giovanni Maria Paolini; Cesare Zanasi, Arturo Garagnani, Celstino Garagnani, Alfonso Ghinolfi, Giocondo Musi, Luciano Nanni, Renato Bentivolgi, Floriano Atti, Agostino Pietroboni, Gaetano Bussolari, Luciano Bracci, Renato Sordi; Lorenzo Fava, Irma Bandiera, Fernando Carretti, Riccardo Carretti, Vinicio Sacchetti; ten. Gino Pasciuti; S. Tenente Tani; S. Tenente Bianchi; Ten Col. Cocola; Giuseppe Vecchi; Mario Bandieri; Etimo Casula; Romolo Botta; Umberto Cotti; Anita Casarini; Armando Selleri; Adele Bevini; Luigi Sarti; 120 rastrellati, tra cui Raimondo Giorgio e Umberto Ardeni; Signora Melchiorri; Rina Testoni; Alfredo Clavenzani; Mario Bavieri; tal Montanari; Aldo Minelli; Nello De Paz; Giuseppe Blondi; Antonino Corsi; Francesco Muzzi; Celso uzzi
Uomini: 72
Donne: 6
Partigiani: 14
Congiunti di partigiani: 1
Ebrei: 1
Militari: 4
Altre: 3