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Procedimento | Corti d'Assise Straordinarie

Corte di Assise Straordinaria di Bologna, sentenza 153 del 1945-09-06

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Sezione 1 - Organo giudicante
Autorità giudiziaria: Corte di Assise Straordinaria di Bologna
Composizione del collegio

Presidente: Luigi Chiarini
Giudici popolari: Giuseppe Cocchi, Gaetano Mazzoli, Gianni Polato, Giuseppe Mercatali.
Procura


N. fascicolo: Reg gen 256/945

Sentenza: 153
Data: 1945-09-06
Sezione 2 - Fatti contestati

  1. Tipologia: Furto,Imputazione di ruolo,Omicidio,Persecuzione politica,Rastrellamento,Repressione antipartigiana,Tortura (Uccisione di disertore,Uccisione di renitente alla leva) (Uccisione di partigiani e civili)
    Data inizio: 08 / 9 / 1943
    Data inizio: 22 / 4 / 1945
    Luogo: Vergato; Marzabotto; Montese;
    Descrizione: Imputato di aver fatto parte del PFR ed essere stato reggente del fascio repubblicano di Vergato e avere in tale sua qualità: 1) A Tolè il 5 agosto 1944 maltrattato e percosso i patrioti Angelo Benassi, Antonio Benassi, Mario Lolli e Luigi Lolli, catturati dai tedeschi e indotto il tenente tedesco che comandava il reparto di Tolè a decidere la fucilazione dei medesimi, obbligando gli stessi a scavarsi le fosse ed assistendo poi all’uccisione di tre di loro. 2) Sempre a Tolè il 5 agosto 1944, fermato percosso e sputato in faccia e minacciato di morte Maria Lolli, la sorella dei due Lolli già citati. E nei giorni successivi condotto la Maria Lolli nei luoghi dove erano stati fucilati i fratelli Benassi e il Lolli Luigi, cercando di indurre l’ufficiale tedesco ad ordinare che venisse fucilata pure lei. La obbligò a scavarsi la fossa per spaventarla per cercare di sapere a quale corpo partigiano facevano parte i suoi fratelli e poi si impossessò dell’orologio degli orecchini e di altri piccoli oggetti personali di proprietà della suddetta Maria Lolli; 3) Per avere arbitrariamente e con violenze sottratto a Gallieni Alfredo nell’ottobre 1943 a Vergato una automobile Fiat 1100 completamente gommata di proprietà dello stesso. 4) Per avere partecipato a un rastrellamento di partigiani a Montese il 14 settembre 1943; 5) Per aver il 18 novembre 1943 concorso nell’arresto a Montese dell’ing. Vladimiro Sonnino e del figlio Maurizio, del rag. Pucci Bruno, di Gaetano Vaccari, di Alfredo Piccinelli, del dr. Palesi e dell’avv. Route ed altri, nonché di due soldati italiani e di due inglesi fuggiti da campi di concentramento. 6) Per aver denunciato alle SS il sig. Sermoneta e la moglie, entrambi di religione ebraica che in conseguenza il 22 novembre 1943 venivano tratti in arresto a Castelfranco e successivamente portati in Germania, 7) Per avere nel gennaio 1944 arbitrariamente sottratto a Marzabotto a Attilio Tartari una automobile Fat 500 e a Ermanno Tartari una Fiat 1100; 8) Per aver concorso nel rastrellamento eseguito dai nazifascisti a Marzabotto il 28-29 settembre 1944 nel quale trovarono la morte circa 2mila persone e vennero devastati e bruciati 200 poderi; 9) Per avere a Bologna il 2 gennaio 1945 arbitrariamente arrestato Fernando Rosti, che venne da lui interrogato e fatto torturare con calci nella pancia, nervate in faccia e simili. 10) Per avere nel giugno 1944 a Tolè schiaffeggiato e percosso Pasini Ernesto, minacciandolo anche di farlo uccidere; 11) Per avere a Vergato il 30 novembre 1943 costretto Vianello Mario che era stato arbitrariamente arrestato dalla gnr a versare la somma di lire 25mila per ottenere di essere posto in libertà. 12) Per avere in giorno imprecisato rastrellato in località Monte degli Scalpellini di Vergato, Athos Salvatori, costringendolo ad effettuare lavori di riattamento di un ponte per i tedeschi; 13) Per aver requisito arbitrariamente e sottratto con violenza e minaccia a Melchiede Manservisi di Riola una automobile Fiat 1100 e una Lancia Augusta; 14) Per avere il 29 marzo 1944 concorso nell’arresto di Evaristo Cevenini che fu da lui minacciato a mano armata di pistola e per aver minacciato la madre dello stesso perché indicasse dove il detto Cevenini si era rifugiato dato che non lo avevano trovato a casa. 15) Per avere a) costretto il droghiere Umberto Bernardi di Vergato a versare la somme di lire 30mila per evitare l’arresto e la denuncia del figlio che era imputato di avere sputato su un avviso di chiamata alle armi; b) arbitrariamente sequestrato e asportato a tal Raffaele Cesari, gestore di un’osteria a Carbona di Vergato, 35 litri di benzina e 30 kg di olio semidenso nonché costretto lo stesso a versargli la somma di lire 10mila per evitare la denuncia per incetta di generi contingentati; c) nel novembre 1945 costretto Nilde Nicolini a versagli la somma di lire 15mila nonché tre materassi di lana, due di lana vegetale, 5 di cotone e 4 reti da letto per evitare l’arresto e le denuncia per presunta appropriazione di oggetti di proprietà del dr. Battistini di Bologna; d) Costretto il commerciante all’ingrosso di legna Mattioli Eligio di Riola a versagli la somma di lire 10mila perché accusato di aver tenuto contegno ostile al fascismo durante il periodo badogliano, e) nel marzo 1944 arbitrariamente perquisito l’abitazione del commerciante in tessuto Ovino De Maria e sequestrato allo stesso 900 metro di stoffa che pagò a prezzo inferiore a quello di costo, nonostante il detto De Maria avesse dimostrato la provenienza. Cristalli respinge l’accusa di aver partecipato alla strage di Monte Sole portando anche una teste che lo scagionerebbe. Effettivamente in quei giorni si trovava a Bologna, ma l’accusa non è quella di aver partecipato al rastrellamento (da notare che qui si parla sempre di “rastrellamento” che poi porta all’uccisione di circa 2mila persone e praticamente mai di strage), bensì di aver progettato e organizzato il rastrellamento poi effettuato materialmente dalle SS. Questo caso è confermato dal Rosti che afferma di aver saputo da un sottufficiale tedesco che il rastrellamento era stato deciso dal comando tedesco d’accordo col fascio di Vergato, del quale era appunto reggente Cristalli. “Il Rosti aveva perduto, in quella feroce rappresaglia, la moglie, due fratelli, una sorella, la nipote e la cognata.” “Ora, se vi sono, a carico dell’imputato, degli elementi d’indole congetturale, sia per la carica che ricopriva, sia per lo zelo col quale, come si vedrà in seguito, collaborava coi comandi tedeschi, non si ha una prova sicura e tranquillante della sua partecipazione, anche soltanto morale, a quella nefanda operazione nella quale furono trucidati tanti innocenti, per la maggior parte donne e bambini. Resta però a suo disdoro che anche dopo che i tedeschi s’erano macchiati di tanta infamia, restò un loro collaboratore”. Poi si passa all’altra imputazione quella relativa ai fratelli Benassi e al Lolli. Cristalli cerca di farsi passare come quello che ha cercato di interporsi fra il gruppo di partigiani catturato con le armi dai tedeschi e la furia stessa dei nazisti. Invece, la testimonianza di uno dei quattro, che si era salvato, Mario Lolli, ribalta tutto e dimostra invece che fu Cristalli a voler la morte del gruppo, invece i tedeschi li volevano mandare a fare i lavori forzati oltre il Po. Nel ricordare le sevizie Lolli piange in aula di tribunale e poi, riferendosi a un dialogo avuto col Cristalli, urla in aula: “Hai visto, vigliacco, che sono arrivati!” Si riferisce alla frase ironica di Cristalli che aveva detto: “Aspettavate gli inglesi vero? Ma non sono arrivati!”. Le dichiarazioni di Mario Lolli sono suffragate poi da quelle di Teresa Balugani, madre dei Benassi, Ernesto Padini e Maria Lolli. Dal dibattimento poi risulta che Sermoneta muore in campo di concentramento. La Corte alla fine lo assolve solo dalla partecipazione al rastrellamento di Marzabotto, per insufficienza di prove. Per tutto il resto è colpevole. È applicabile l’art. 51cpmg e in virtù di questo viene condannato a morte con fucilazione alla schiena. L’imputato ricorre in cassazione. La Corte di Cassazione sezione speciale con sentenza 21 ottobre 1945 ha rigettato il ricorso di Cristalli. Il 3 gennaio 1946 viene Presentata istanza di riesame e trasmessa alla Corte di Cassazione Con ordinanza della Corte di Assise di Bologna commutata la pena capitale in quella dell’ergastolo. Il 7 settembre 1948 la Corte di Cassazione ha annullata la sentenza 6-945 e ha rinviato per nuovo giudizio alla Corte d’Assise di Viterbo.

Sezione 3 - Parti lese

Numero: 30
Elenco: Angelo Benassi, Antonio Benassi, Mario Lolli, Luigi Lolli, Maria Lolli; Alfredo Gallieni, Vladimiro Sonnino, Maurizio Sonnino, Bruno Pucci, Gaetano Vaccari, Alfredo Piccinelli, dr. Palesi, avv. Route, sig. Sermoneta, Attilio Tartari, Ermanno Tartari, Fernando Rosti, Athos Salvatori, Melchiode Manservisi, Evaristo Cevenini, Umberto Bernardi, Raffaele Cesari, Nilde Nicolini, Eligio Mattioli, Ovino De Maria
Uomini: 27
Donne: 3
Partigiani: 4
Ebrei: 2
Militari: 4
Sezione 4 - Imputati

Pietro Cristalli