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Procedimento | Corti d'Assise Straordinarie

Corte di Assise - Sezione Speciale - Bologna, sentenza 40 del 1946-02-28

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Sezione 1 - Organo giudicante
Autorità giudiziaria: Corte di Assise - Sezione Speciale - Bologna
Composizione del collegio

Presidente: Luigi Chiarini
Giudici popolari: Carlo Sacchetti, Luigi Zanelli, Romeo Landi, Alberto Roveda
Procura


N. fascicolo: Reg gen 288/1945

Sentenza: 40
Data: 1946-02-28
Sezione 2 - Fatti contestati

  1. Tipologia: Imputazione di ruolo,Omicidio,Persecuzione politica,Rastrellamento,Repressione antipartigiana (Partecipazione a plotone d’esecuzione ) (Organizzazione plotone di esecuzione; Addestramento truppe; organizzazione rastrellamenti)
    Luogo: Provincia di Bologna
    Descrizione: Imputato di collaborazionismo per aver appartenuto al pfr e alla gnr e col grado di maggiore 1) Aver ordinato e preso parte a vari rastrellamenti nella zona di Vergato e Montese in epoca varia dall’aprile a luglio 1944 e specificatamente in S. Martino di Minerbio verso la metà del gennaio 1944 in cui furono arrestati i partigiani Otello Roda, Otello Nanni, Bruno Roli, Ivano Franceschi, Dante Franceschi, Vincenzo Franceschi, Orfeo Franceschi, Ferdinando Scaramagli; 2) Per avere il 19 agosto 1944 a Bologna in piazza VIII agosto comandato il plotone esecuzione della GNR che fucilò sette presone prelevate in località Marmorta di Molinella, 3) Per avere il 27 giugno 1944 a Savena (San Lazzaro?) proceduto all’arresto di Bruno Monterumici, di Vasco Mattioli e Amelio Musiano che furono sottoposti a sevizie, ed i primi due, poi, uccisi a Bologna il 4 luglio 1944. Il grado di Raspadori lo mette già nelle condizioni di presunzione di collaborazionismo. Raspadori però nega di aver ordinato o preso parte a rastrellamenti ma ammette che alcuni suoi reparti, a sua insaputa potrebbero aver partecipato a tali azioni. Sostiene che nell’ottobre 1943 era stato preposto, come capitano, al comando di un “Centro di addestramento” prima a Vergato e poi a Bologna, centro che poi era stato designato con la denominazione di “XVI Battaglione”. Ad un certo punto il generale Calzolari gli aveva chiesto se avesse una compagnia già addestrata, ed avendone avuto risposta affermativa, gli aveva ordinato di inviarla a Castel d’Aiano per il servizio locale, cosa che aveva fatto. Nonostante amministrativamente questa compagnia fosse rimasta sotto il XVI Battaglione, gli aspetti operativi e di disciplinamento erano posti alle dipendenze del maggiore Bacchetti, che comandava la zona di Montese-Vergato-Castel d’Aiano. Queste affermazioni per la corte non sono suffragate da prove e non si allineano con la deposizione del teste Gaspare Fermiani che ha dichiarato che essendosi recato dal console che comandava la Gnr di Imola per chiedergli la restituzione di una automobile che gli era stata requisita gli era stato risposto che era stata assegnata al Raspadori al quale serviva per eseguire rastrellamenti. In ogni caso è provato che l’imputato diresse un rastrellamento nella zona di Minerbio nel gennaio 1945 rastrellamento nel quale furono catturati partigiani in elenco. Questi ultimi, comparsi come testimoni, confermano oltretutto che i militi che li avevano arrestati avevano dichiarato di aver agito su ordini del Raspadori. Anche il secondo capo di imputazione è pienamente provato. Due dei tre partigiani su cui praticò tortura e sevizie il Raspadori furono poi trovati morti. Non ci sono prove che possano attribuire la loro morte al Raspadori, ma le sevizie si. Sul terzo capo di imputazione, si accusa il Raspadori di aver comandato il plotone d’esecuzione che il 19 agosto 1944 avrebbe ucciso i partigiani Alfredo Cocchi, Guerrino Zucchini, Olindo Zucchini, Cesare Golinelli, Degildo Bagni, Gallo Corazza e Anselmo Cappellari in piazza VIII Agosto. I corpi furono ritrovati con le mani legate dietro il dorso e gli occhi bendati e su di loro c’era il cartello “Assassini e sabotatori”. Raspadori è accusato di aver partecipato alla sommaria esecuzione dei 7 ostaggi e l’accusa arriva da Armando Orsini e Ottorino Raimondi. Orsini sostiene che una sera dell’agosto 1944, verso le 21,30, mentre si trovava quale autiere, nella officina della caserma Bernini, si era presentato il sergente Florio della GNR che disse al sergente maggiore Simoni, esibendogli un ordine scritto, che doveva mandare subito un camion innanzi alle prigioni della caserma per un servizio. Il Simoni, letto l’ordine, aveva comandato all’Orsini per il servizio e il milite Ottorino Raimondo, che come lui apparteneva al CUMER gli aveva detto di stare bene attento a quanto sarebbe accaduto per poi riferirglielo. Si era recato subito col suo camion innanzi alle prigioni e poco dopo aveva visto uscirne 8 persone con gli occhi bendati e con le mani legate dietro la schiena che piangevano e chiedevano pietà. Erano state fatte salire sul camion, sul quale erano montati anche il sergente Florio; un caporal-maggiore di Camugnano, un milite anziano che faceva da usciere nella caserma Bernini; l’autista del colonnello Onofaro, e finalmente il capitano Raspadori, vestito in borghese che egli conosceva benissimo e che si era seduto accanto a lui. Mentre stavano per partire il Florio dopo avere scambiato a bassa voce qualche parola con Raspadori, aveva fatto scendere uno degli uomini bendati e legati e l’aveva ricondotto in prigione e quindi era risalito sul camion. Gli era stato ordinato di portarsi con l’automobile in piazza VIII agosto cosa che egli aveva fatto e di fermarsi davanti alla scalinata del monumento. I sette prigionieri erano stati fatti scendere dal camion ed erano stati allineati sui primi gradini della scalinata e mentre il Raspadori li illuminava con una lampadina tascabile, i militi li avevano colpiti con raffiche di mitra, abbattendoli. Quando erano caduti tutti a terra, il Raspadori aveva dato la lampadina ad un altro e quindi, avvicinatosi a ciascun caduto, gli aveva sparato un colpo al capo, dopo di che aveva deposto presso i cadaveri un cartello. Orsini poi diceva che aveva visto quel cartello nelle mani di Raspadori anche prima, riuscendo a leggere “Assassini sabotatori” confermando quindi che quello era il cartello che sarebbe stato trovato il giorno successivo. Raimondi ha confermato ciò che ha detto Orsini, aggiungendo che essendo egli superiore nel CUMER aveva insistito con Orsini, che si mostrava riluttante perché eseguisse il servizio. Raspadori nega tutto, ma per la Corte le deposizioni di Orsini e Raimondi sono decisive. Nel caso in esame è risultato che gli ostaggi catturati a Marmorta di Molinella il 16 agosto 1944 (sembra in seguito ad un attentato contro tedeschi o contro militi della GNR) furono fucilati la sera del 18 agosto in Bologna, come rappresaglia per un altro attentato, fatto dai patrioti il 17 agosto, sempre contro la GNR nel quale erano rimasti gravemente feriti un ufficiale superiore ed un milite ed è risultato in modo certo e sicuro che l’esecuzione dei sette ostaggi du decretata ed effettuata da elementi della GNR all’insaputa delle autorità politiche, evidentemente allo scopo di impedire ulteriori attentati contro quella milizia repubblicana che combatteva contro gli alleati, e specialmente contro i partigiani in stretta collaborazione con il suo alleato germanico. Sono decisive in proposito le deposizioni del Rocchi e dell’ex prefetto Fantozzi, nonché la nota inviata dall’allora questore Tebaldi al capo della provincia. Raspadori è senza dubbio colpevole, ma la difesa chiede che sia applicato, per i suoi precedenti militari, l’art. 26 del CPMG. La Corte osserva che effettivamente Raspadori ottenne decorazioni al valore una delle quali sul campo e fu numerose volte ferito. La Corte però non ritiene di dover applicare le diminuente. Anselmo Raspadori è quindi condannato a morte. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione. Con sentenza 5-11-1946 la Corte di Cassazione annulla la sentenza e rinvia per nuovo giudizio alla Sezione Speciale di Corte di Assise di Ancona.

Sezione 3 - Parti lese

Numero: 11
Elenco: Otello Roda, Otello Nanni, Bruno Roli, Ivano Franceschi, Dante Franceschi, Vincenzo Franceschi, Orfeo Franceschi, Ferdinando Scaramagli, Bruno Monterumici, Vasco Mattioli e Amelio Musiano
Uomini: 11
Partigiani: 11
Sezione 4 - Imputati

Anselmo Raspadori